Big Champions, Tiny scale

Arturo delle donne

Il progetto fotografico di Arturo delle Donne omaggia i grandi campioni, le grandi sfide ambientate a Cortina, dal 1956 ai giorni nostri.

Le Olimpiadi invernali del ’56 prendono vita negli scatti realizzati dall’artista con la costruzione in piccola scala delle scenografie e miniature di frame video delle imprese sportive. Arturo Delle Donne crea un mondo che non esiste, o meglio, ne ricostruisce uno che è esistito e gli dona nuova vita.
- Consuelo Hernandez direttrice Hernandez Art Gallery

Cortina, 1956, Olimpiadi invernali, le prime ad essere ospitate in Italia.

Inizia da qui la ricerca di Arturo Delle Donne, la ricostruzione di un immaginario sportivo, in piccola scala. Delle Donne individua alcune fotografie e alcuni frame di video dell’inverno del ’56, rituali sportivi, grandi orologi impegnati a cronometrare le percorrenze, danzatori sul ghiaccio, sciatori, bob lanciati in velocità, per arrivare fino ai giorni nostri con Kristian Ghedina, la Vonn e la Goggia. Ma come ogni narrazione che si rispetti la componente mitica confonde i piani del reale, ed è in questo passaggio che si inserisce la ricerca di Delle Donne, in quel margine che separa il reale dalla sua rappresentazione.

Perché se è vero che il punto di partenza della serie “Cortina – Big Champions, Tiny scale” sono fotografie e alcuni filmati dell’epoca selezionati meticolosamente, l’operazione compiuta da Delle Donne sovverte la veridicità del dato iniziale.

Le fotografie vengono ricostruite in piccola scala; scenografie, miniature, campi da sci e tunnel ghiacciati, un lavoro artigianale che trasforma l’immagine in oggetto tridimensionale. Un passaggio propedeutico allo scatto, tutto ritorna ad essere immagine, fotografia, illusione.

Dal documento originale alla sua ricostruzione, ed è in questo slittamento sintattico che risiede il fulcro del racconto, quello slittamento che modifica il dato di partenza, creando uno scarto: l’innesco della narrazione. L’evento si trasforma in avvenimento mitico, in cui il processo di ricostruzione irretisce i ricordi, restituendo un paesaggio nuovo, non necessariamente veritiero. E lo slittamento non è solo cerebrale, ma anche fisico: la cura artigianale riservata alla ricostruzione di piccoli scenari è funzionale al processo immaginifico, una teatralità reale, una messa in scena dove la componente ludica è parte integrante del cambiamento.

Un modo di procedere che spesso ha caratterizzato e caratterizza la ricerca di Arturo Delle Donne, un modo di guardare al fotografico in cui la superficie è messa in discussione, un allontanamento dal dato reale. E non importa se ad essere ricordate sono le pagine di Melville, Hemingway, Conrad, come nella serie precedente Racconti di mare, o le prestazioni sportive di Giacomo Conti, Lamberto Dalla Costa o Toni Sailer, la storia non cambia. L’evento è il ricordo dell’evento, la costruzione del mito o la sua ricostruzione è elaborata a tavolino: una scenografia teatrale che possa preservare la meraviglia di qualcosa che forse è successo.

Andrea Tinterri

Ulteriori informazioni sull’artista sono disponibili su

arturodelledonne.com