Ricordate la sigla dell’Eurovisione che anticipava la trasmissione delle gare di Coppa del Mondo negli ‘70 e ‘80? Se la risposta è sì, siete già degli stagionati ‘esperti’ di TV e vi ricordate anche di quando il grande sci era in bianco e nero. Forse c’è anche qualcuno che ricorda la prima diretta RAI dedicata agli sport invernali: le Olimpiadi di Cortina del 1956. 

La neve, allora, sembrava poco più chiara che grigia. I colori delle divise potevano essere solo intuiti, così come le bandiere che sventolavano durante le cerimonie di premiazione. Anche oro, argento e bronzo non avevano lo stesso sapore di oggi.

Ora che tra le mani abbiamo apparecchi elettronici con colori vividi e qualità sempre più straordinarie facciamo fatica a tornare indietro con la memoria senza il supporto delle Teche Rai o di qualche appassionato che segnala su Youtube qualche spezzone antico. Ma è con l’HD, l’alta definizione televisiva che tutto è cambiato.

Definizioni sempre più alte. Sonoro coinvolgente. La ricerca dell’immagine perfetta al momento giusto. Grafiche più efficaci e chiare. Tanto altro. Tutto, insomma, per veicolare un evento, un’informazione, uno spettacolo. 

Oggi la televisione è ancora insostituibile per godere il fascino, l’emozione, la bellezza di un evento sportivo, nonostante la crescita di altri strumenti di fruizione più compatti, o che permettono di costruirsi un palinsesto, o rivedere la prova del nostro asso preferito.

Le emozioni sono intatte, ma è il modo di viverle e condividerle che si è trasformato. 

Nel 1996 l’ONU ha scelto il 21 novembre per celebrare la giornata della televisione. 

Più di un miliardo e mezzo di famiglie ha almeno un televisore in casa. Più di tre miliardi e mezzo di persone hanno seguito le Olimpiadi di Londra del 2012 e quelle di Rio del 2016. Più di un miliardo ha visto almeno una puntata di Baywatch…. E tra poco tocca a noi dei Mondiali di Cortina 2021! E’ la TV, baby.

 

A cura di Matteo Pacor