Giorno di orgogli, di storie e di Storia, quella che si studia a scuola e che poi si tende troppo spesso a dimenticare, ai Mondiali di Cortina 2021, presentati da Telepass, e la parola del giorno è: inno.

Inno nazionale, pezzo di terra che si fa pezzo di carta e che si fa infine musica, nella testa di un uomo, nella testa di un genio e che trasforma un pensiero in un sentimento collettivo.

I confini del Mondo sono convenzioni, direbbe l’uomo moderno, sono linee di penne tratteggiate che separano ciò che la natura ha invece creato e costruito per intero. Questa valle è tua, ma attento perché oltre quel pendio, quel che vedi, appartiene a me. E tu non ci puoi venire.

Nazioni, Stati, Comuni, Repubbliche marinare, Signorie…la forma dell’atlante politico l’ha scolpita la Storia, quella stessa storia che oggi sembra morente, forse già fredda, ai piedi del moderno che avanza, e che trasforma il Pianeta in un unico grande Paese.

La globalizzazione, la chiamano, è quella che porta un fast food ad ogni angolo, internet in tutte le case e un sushi bar in ogni piazza.

Viaggia tu, che viaggio anch’io, attraversa l’oceano, scavalca le Alpi, atterra in un altro fuso orario: in volo siamo tutti piccoli e perfetti, come il Mondo visto dal cielo.

L’inno italiano fu scritto da tale Goffredo Mameli, che non era di certo un vecchio anziano con la barba, intento ad arrovellarsi tra fumosi e antichi motti, oppure uno studioso del passato antico, la fonte sola del sapere.

No. Goffredo era forte, giovane e idealista, morì che di anni ne aveva 21, neppure l’età per bere in molti posti, e morì in battaglia, nel 1849, nel tentativo di “fare l’Italia”. L’Italia, quella dei “fratelli d’Italia”, lui non vide mai, non ci andò neppure vicino, ma per quella stessa idea visse e poi morì.

Le idee sono robe potenti, come quelle per esempio di Bjornstjerne Bjornson, norvegese, che della Norvegia ha scritto l’inno, che ha vinto un premio Nobel e che insieme ad Henrik Ibsen ha riscritto la storia del teatro, la storia del teatro mondiale non quello norvegese.

Da Shakespeare a Pirandello, passando da Re Lear che dal bardo inglese è stato scritto e che secoli più tardi da Giuseppe Verdi è stato musicato. Viva Giuseppe Verdi, allora, un’altro di quelli che alla nazione e all’idea che ne sorregge l’inno ha sacrificato un pezzo di anima.

Ecco allora il significato del giorno di oggi, ecco che pure di fronte all’avanzata della sola armata che non verrà mai sconfitta, e cioè il futuro, un rigurgito antico di appartenenza risale dalla bocca dello stomaco e ci riporta, per un istante, ad essere più di semplicemente noi stessi.

Solo i morti vedono per davvero la fine di una guerra, e nella lotta tra futuro e passato, l’uomo viene schiacciato in un presente strano, in cui ricorda di esser figlio delle tradizioni e del pensiero del proprio popolo, ma allo stesso tempo si sente sempre di quello. È un cittadino del Mondo.

Team event, evento di squadra, che per riflesso da battaglia di quartiere diventa sfida di una volta, confronto tra Nazioni, che almeno in Occidente, le guerre non esistono più: noi contro di voi, voi contro di loro e loro contro tutti, per decretare chi è la più forte, chi è la migliore, chi vincerà l’oro.

Come una staffetta, più di una staffetta, due uomini e due donne, più le riserve che rappresentano, per così dire, le milioni di telespettatori appiccicati al teleschermo, pronti a entrare in pista, che con le mani vorrebbe spingere in giù i propri rappresentanti.

Arriva e uno, e come passa il traguardo parte l’altra, nella versione alpina del tiro alla fune o del telefono senza fili: se sbagli tu ho sbagliato anch’io.

Si parte con sfide talmente cariche di memoria che sembra che qualcuno stanotte abbia rialzato il muro di Berlino: Germania contro Gran Bretagna, Stati Uniti contro la Federazione Russa, e in un attimo è subito Cortina di Ferro.

Alla fine arriveranno soltanto quattro squadre, quattro bandiere e quattro inni a giocarsi le medaglie di oggi. E le due finali sembrano il riassunto della poesia raccontata prima: Germania contro Svizzera per il bronzo e Norvegia contro Svezia per l’oro. Simili, ma non uguali. Fratelli, ma di madre diversa.

Due derby di cultura geografia e anima, riassunti però sotto colori diversi.

Dal niente non verrà fuori niente, ma quando l’arco è carico e teso, la freccia scocca e arriva dritta dove deve arrivare.

Terza finirà la Germania, giallo-rosso e nera, bronzo.

Seconda, e quindi d’argento la Svezia di Re Carlo Gustavo.

E prima, oro, trionfo e tutto il resto per la Norvegia, la Norvegia di “tante cose” ma oggi più che mai la Norvegia di Bjornson, il poeta che ne scrisse l’inno che oggi fa tremare le Tofane.

E per l’uomo moderno che non riesce a sollevare il cuore all’altezza delle labbra, oggi è un giorno speciale, perché non serve essere campioni per provare emozione di fronte a un inno, basta essere persone vere, con una storia. E nelle parole del vecchio poeta si nasconde in fondo una verità senza confini: “Si, amiamo questo Paese, che emerge tempestato sull’acqua. Amalo e pensa ai nostri padre e madre e a quella notte leggendaria nella quale affondano i sogni della nostra terra”.

Giorno di orgogli nazionali, ai Mondiali di Cortina, giorni giorni di confini, di storie e di bandiere.

“Il Diario dei Mondiali”: le emozioni e i momenti più belli della giornata raccontati da Jacopo Pozzi, penna di The Owl Post, sui social e sull’app di Cortina 2021. Powered by Telepass.