Giorno di smarrimenti, stradine oscure e mitologia ai Mondiali di Cortina 2021, presentati da Telepass, e la parola del giorno, tra le calli di una pista selettiva e arrogante, è: labirinto.

Labirinto, labirinti, labirintite, oppure, come dicevano gli antichi, Dedalo.

Si usa spesso: dedalo di strade, dedalo di vie, un dedalo di cose, per descrivere l’apparizione del caos organizzato, come la Guernica di Picasso, o come una qualsiasi tra le opere di Giorgio De Chirico, che tutto sembra fuori posto, ma fuori posto per davvero non lo è, ma è raggomitolato e aggrovigliato esattamente dove dovrebbe essere.

Dedalo è anche il nome dell’architetto greco, che per primo inventò il labirinto, sull’isola di Creta, per volere di quel sadico di Re Minosse.

Di tutte le cosmogonie, quella greca è la più realistica in assoluto, pur non sembrando realistica mai. Minosse, re di Creta, la cui figlia ebbe la cattiva idea di accoppiarsi con un toro che era emerso dal mare, per dare luce, in un parto che immaginiamo complesso, al leggendario Minotauro.
Mezzo uomo e mezzo toro, cattivo, cattivissimo, al punto che appunto, il saggio Re, chiese al nostro buon Dedalo di inventagli il labirinto.

L’architetto si fece aiutare dal figlio Icaro, e quando finirono, il tutto era talmente ben congegnato che loro stessi si persero tra gli anfratti dell’opera.
Ma uno non diventa inventore così per caso, chiedete ad Archimede, e quindi Dedalo fabbricò con la cera un paio di paia di ali, per lui e per il figlio, in modo da volar via da quel luogo di mistero ed evitare di finire tra le fauci del Minotauro.

Quello sprovveduto di Icaro poi, ebbe anche la sana arroganza di provare ad usarle, quelle ali, per arrivare fino al sole, ma questa è di certo un’altra storia, di cui tutti conosciamo il tragico epilogo.

Labirinto, labirinto che ritorna, dalla “Coppa tre maghi” di Harry Potter al “Nome della Rosa”, che se Umberto Eco sapesse che li mettiamo nella stessa frase, forse, ci tirerebbe un orecchio, ma che noi, se non lo avete già fatto, vi consigliamo di leggere entrambi; dagli indiani d’America ad “Alice nel Paese delle meraviglie” che dal labirinto scappava, inseguita da carte da gioco parlanti armate di alabarde con le punte a forma di cuore

Labirinti è anche il nome della pista che oggi ha assegnato la medaglia d’oro mondiale di gigante, e nel suo dedalo di stradine, di curvoni e di intraversate, al cancelletto si sono presentati numerosi moderni Tesei, che fu proprio Teseo ad uccidere il Minotauro.
Il Minotauro, la bestia, l’animale da battere, da abbattere, che compare come una visione di terrore nella prima manche, già col pettorale numero quattro.
È sulle spalle di Alexis Pinturault, favorito d’obbligo, favorito proibitivo, la cui testa, sorretta da un collo taurino per davvero, sembra avere le idee ben chiare su come si debba fare per districarsi tra le vie del labirinto.

Distacchi abissali, una prima manche perfetta, che stordisce i presenti, come se se tutto fosse ribaltato e fosse il toro, o il Minotauro in questo caso, ad infilzare gli spadoni dentro al collo dei toreri.ù

Botte di secondi, non decimi, secondi, a tutti i partecipanti, da Henrik Kristoffersen, che sembra San Giorgio, slanciato com’è, al croato Filip Zubcic, che è decisamente più garibaldino sia nei modi che nello stile.

Il francese Pinturault si piazza sul trono e non ne scende più, pretendendo un sacrificio umano, da consegnarsi fresco, al centro del labirinto.
Almeno fino a quando un paio di avventurieri coraggiosi non riescono a buttare il cuore oltre il paletto e le paure fuori dal finestrino, sganciando gli sci in direzione della valle, e piazzandosi infine a pochi decimi dal francese. Mathieu Favre, francese, Luca De Aliprandini, italiano e Alexandre Schmid, tedesco, sono i componenti di una curiosa ed agguerrita crociata.

Quando parte la seconda manche, sembra tutto una lenta processione verso la celebrazione del trionfo del Minotauro francese. Chi mai potrebbe ambire a scardinarlo dal suo trono, non è chiaro a nessuno, neppure forse ai partenti.
Ma non diventi sciatore se ti piacciono i calcoli, lo diventi se ti piace volare.

Volare a valle, volare tra i curvoni. Un paio di furbetti si legano un filo di lana rossa intorno alla vita, per ricordarsi la strada di casa, e recuperano posizioni abbondanti, da contare ripassando la tabellina del 3.

Dodici le recupera lo slovacco Adam Zampa, sei Kristoffersen, nove il nostro bravissimo Giovanni Franzoni.
Quando ormai in partenza, però, manca solo il grande Alexis Pinturault, il podio provvisorio dice Mathieu Faivre, primo, De Aliprandini secondo, e l’austriaco Schwarz, terzo. Tutti già bravissimi così.

Nessuno mai oserebbe pensare di mantenere la posizione che ha. Non l’austriaco, che ha 1 secondo e mezzo da recuperare a Pinturault, non l’azzurro, che è già in lacrime di gioia per il suo primo podio in carriera, e non Faivre, che non si macchierebbe mai del reato di lesa maestà di spodestare il Minotauro.

Ma la mitologia, si sa, che riserva sempre colpi di coda, il dominatore annunciato parte, sbaglia, cade, si rialza, ma ormai è fuori.
Non ci crede quasi nessuno, non ci crede forse neppure lui.

La bestia, oggi, è sconfitta, e il podio resta la sorpresa di giornata.

Mathieu Faivre, Francia, oro.

Luca De Aliprandini, Italia, argento.

Marco Schwarz, Austria, bronzo.

Io sono Jacopo Pozzi e oggi la pista Labirinti a tenuto fede a secoli di leggende e di mitologie, con una gara degli Dei dell’Olimpo.

“Il Diario dei Mondiali”: le emozioni e i momenti più belli della giornata raccontati da Jacopo Pozzi, penna di The Owl Post, sui social e sull’app di Cortina 2021. Powered by Telepass.