Penultimo giorno di gare, penultimo giorno di festa e penultimo giorno di diario ai Mondiali di Cortina 2021, presentati da Telepass e la parola del giorno, va da sé, anche lei penultima del nostro racconto è: illusione.

Illusione, magia, trabocchetto, sortilegio e fattucchiere, in un gioco di sparizioni, nascondigli ed improvvise ricomparse, nascoste in piena luce, se il mondo è un gigantesco trucco d’illusionismo ben riuscito, allora in giro, da qualche parte, deve pur esistere anche un illusionista molto grande e molto furbo.

Guardare, scoprire, cercare di capire e soprattutto godere nel fallirci, che i trucchi è bello immaginarli e non saperli per davvero, in un gioco di vedo-non-vedo, che nello slalom diventa anche guardo-non-guardo, perché quando scende la campionessa che ti fa palpitare il cuore, un’occhio guarda in pista e l’altro invece no, che le cose che possono andar storte son tante e forse troppe.

Cunette, inforcate, un lampo di sole che scalda le mani ma abbacina gli occhi, il cronometro rosso.
La magia dello slalom così diventa canzone, sfruscio di rumori insistenti e ritmati che tra lamine acute e paletti snodati, crea quasi l’illusione d’essere al centro di un tornado.

Esiste però un posto sicuro anche nel cuore di ogni tornado ed è nostro lavoro cercarlo e scoprirlo, anche se il mago non racconterà mai dei suoi segreti, che se no diventa solo un misero scienziato.
Ciò che gli antichi chiamavano magia e noi oggi chiamiamo scienza, in questo luogo e in questo tempo esse sono, per un istante, la medesima cosa.
Harry Houdini come il Mago Zurlì. Now you see me. E ora non più.

Ma più l’illusione è grossa e clamorosa, e maggiore sarà il nostro stupore; l’8 aprile del 1983, quando tutte le medagliate di oggi non erano ancora neppure nate, un ragazzotto del New Jersey fece sparire in diretta TV la Statua della Libertà.

Si chiamava David Copperfield e si chiama ancora David Copperfield. Un nome d’arte, un nome anzi preso in prestito dall’arte, quella di Charles Dickens, che scrisse di sé in un libro intitolato, per l’appunto, David Copperfield e nel quale di magia ce n’era ben poca se è vero che la sofferenza e la miseria della rivoluzione industriale facevano da set.

Ad ogni modo, far sparire anche solo per un istante, il più grande monumento americano in assoluto, fu un trucco da staccare la mandibola ai presenti fortunati. Il telo sale e il telo scende, la statua scompare, e la statua ritorna, come una luce, come un’idea, come il ritmo in una manche capricciosa.

Grande è grande uguale, i valori che incarna sono proprio gli stessi, e la magia nella prima manche è quella di Katharina Liensberger che nasconde alla vista la discesa di sua maestà Mikaela, la Statua delle Libertà, quarta, e con lei quella di tutte le altre, fatta eccezione della sola Petra Vlhova, che di illusioni pare intendersene poco e che sembra piuttosto la personificazione della frase: pane al pane, vino al vino.

Scegli una persona che ti guardi come se fosse una magia, Frida, e non c’è da stupirsi perché nulla sa essere più magico della sorpresa di essere amati: è come il dito dell’universo appoggiato sulla spalla dell’uomo.
Ma anche lo sci, quando vuole, non scherza.

La prima ora di oggi è un enigma, un mistero, un pensiero che non t’aspetti e che vuoi vedere se all’ora di pranzo suona ancora così, o è diventato una veloce bugia.
È la bacchetta a scegliere il mago signor Potter, non è sempre chiaro il perché, ma come la neve sulla Druscie A, molte cose non hanno bisogno di essere spiegate. Spettatori con il naso all’insù, in attesa di essere stupiti.

Seconda manche, cambia scenario, cambia la luce, cambia il tracciato ma non la pista, che si addormenta in un cono d’ombra da cui forse sarà più facile vedere lo scintillio delle migliori.

Illusioniste d’ogni tipo sfidano l’aria, sfidano la pista e le curve, molte di loro scoprono i trucchi e sorridono anche solo per essere arrivate.
Tra il mago Merlino e la maga Magò, impiccioni e irresistibili nel loro essere gli eroi di tutti arriva la giovane slovena Andrea Slokar, che non doveva essere ai mondiali, doveva essere in vacanza, non doveva essere granché, doveva essere mediocre, ed invece piazza una gara da incantatrice di serpenti, recupera 12 posizioni e chiude addirittura quinta.

Ne restano 4 ancora, dopo di lei, Mikaela Shiffrin, su una pista che si fa via via più selettiva, riesce a scavalcare la svizzera Wendy Holdener, assicurandosi la gazilionesima medaglia di un carriera che ci penseranno altri, più bravi di noi, a raccontare perché noi non sappiamo più che dire a riguardo.

Ma il duello per l’oro oggi è tutto tra la slovacca Petra Vlhova e l’austriaca Katharina Liensberger. La Vlhova, che magica è magica per davvero, nasconde la pista come se fosse solo un altro asso nella manica, vola, si lancia al traguardo, esulta, si lascia andare e mette un’ipoteca sul trionfo finale.
Parte Katharina, ultima donna al cancelletto di un mondiale pazzesco.

Alla fine del libro, proprio nelle ultime pagine, il mago di Oz, dice a Dorothy, al leone fifone, all’omino di latta e allo spaventapasseri senza cervello, in un guizzo di dolcissima umiltà che lui sa di non essere il mago che stavano aspettando, ma che può comunque essere il mago di cui avevano il bisogno.

La Liensberger vola tra i paletti, completa la sua magia ed eclissa tutto il resto, che svanisce in un fantasmagorico puff.
Oro.
Oro gigantesco, davanti alle gigantesse del mondo.
Prima Katharina Liensberger, Austria
Seconda Petra Vlhova, Slovacchia
Terza Mikaela Shiffrin, che corre in pista e abbraccia tutte, perchè lei è fatta cosi.

Ah, a proposito, lo sapete come ha fatto David Copperfield a far sparire la statua della libertà? Mentre lei era coperta da un telo gigante, un meccanismo ben congegnato e silenzioso ha lentamente spostato i sedili su cui stavano gli spettatori. Pochi, piccoli gradi, impercettibili, e loro, senza neppure capirli si sono ritrovati a fissare un punto nel cielo dove avrebbero creduto ci dovesse essere la statua.

Perché spesso basta guardare un pezzo di cielo per farsi travolgere dallo stupore, e perché, esattamente come per la bellezza, anche la magia non esiste, è soltanto nell’occhio di guarda.

Io sono Jacopo Pozzi, e questo è il diario dei mondiali.

“Il Diario dei Mondiali”: le emozioni e i momenti più belli della giornata raccontati da Jacopo Pozzi, penna di The Owl Post, sui social e sull’app di Cortina 2021. Powered by Telepass.