Mattino di gloria ai Mondiali di Cortina 2021, presentati da Telepass, e la parola perfetta per riassumere tutto quello che è successo oggi nel sole-e-ombra delle Tofane è proprio giorno.

“30 giorni ha novembre, con aprile, giugno e settembre, di ventotto ce n’è uno, tutti gli altri ne han trentuno”

Smettendo di essere bambini e diventando degli adulti, con il tempo che scorre e si fa sempre più colloso, si impara l’amara verità che non sono i mesi a definire le stagioni della vita.

Si accumulano gennai, febbrai, marzi e aprili, tutti uguali a loro stessi, con la stessa nonchalance e velocità con cui cresce la pila di libri da leggere, appoggiata tristemente sul comodino in testa al letto, che non ci sono mai abbastanza sere per aprirli tutti.

Anno dopo anno, la verità si materializza all’orizzonte, non sono certo i mesi, ma bensì i grandi eventi, quelli che di mesi di programmazione ne racchiudono un bel po’, a fare della nostra vita una scaletta.

I Mondiali e le Olimpiadi. La riunione di bilancio o il matrimonio di uno amico. Più di semplici date, danno sale all’esistenza e più ne riesci a farcire l’agenda meglio è!

Eppure, ogni volta che ci tocca pensare, per una ragione qualsiasi, a quanti giorni ci siano nel mese che stiamo vivendo, andiamo tutti, indistintamente, a ripescare la filastrocca di inizio diario, perché con quella non si sbaglia mai.

Giorno della Discesa Libera femminile ai Mondiali di Cortina 2021, nel cuore di febbraio, che di giorni ne ha ventotto, quasi sempre, e che è stata tanto emozionante da sembrare lunga un mese.

31, infatti, le partenti al via, 30 le ragazze arrivate poi al traguardo, tutte in pratica, con la sola eccezione della serba Nevena Ignjatovic, pettorale numero 31 e unica, sfortunata, incapace di arrivare in fondo alla sua giornata col sorriso.

31 pettorali, 31 ragazze, per trentuno storie che sembrano un giorno ciascuna, e che messe tutte insieme, a braccetto, sono già la fotografia perfetta di un Mondiale che è la casa di tutti.

Giorno di gloria per Ania Monica Caill, rumena, classe 1995, alla terza pagina del suo personale diario Mondiale, che ha portato un pezzo di Romania sulle nevi di Cortina. Stessa identica luce negli occhi anche per l’australiana Greta Small, e la Bosniaca Elvedina Muzaferija, lontane, lontanissime dalle migliori, ma protagoniste a modo loro di un giorno in cui esserci è bello di per sé.

Per un’istante, giusto all’alba, ci è sembrato che potesse persino diventare un giorno di gloria azzurro, con 3 delle nostre alfiere, Pirovano, Delago e Marsaglia, prima, seconda e terza, roba da guardare l’arbitro e chiedergli, per piacere, di fischiare la fine.

Ma il pettorale in partenza era solo il numero 5 dell’americana Breezy Johnson, giorno di rimpianti il suo, e dei nostri sogni tricolori, al tramonto non se n’è più fatto nulla.

Partiamo allora dal giorno più duro, quello dell’abdicazione.

Ilka Stuhec, due volte vincitrice nelle ultime due edizioni Mondiali, sempre in discesa, sempre lei, con la sua chioma di riccioli ribelli, tanto a Sankt Moritz quanto ad Åre. Oggi infine abdica, quattordicesima al traguardo.

Abdica ma non perde, e questo ci piace, luce rossa sul tabellone ma sorriso a favore di telecamere stampato sul volto: “più brave le altre” sembra dire, e quindi Ilka perde, ma per noi, a modo suo vince ancora.

Risalendo la classifica le storie delle protagoniste si fanno via via più alte e ricercate, per celebrare di una pagina che nell’agenda di ognuna di loro non potrà essere mai staccata e buttata via.

Iniziamo dalla quarta, prima delle deluse, forse, la prima donna ai piedi del podio.

Ester Ledecka ai piedi del podio, che oggi sembra quasi un palco abitato da grandi rockstar, ed il suo infatti è stato proprio un giorno da concerto.

Le telecamere piazzate a bordo pista rubano spezzoni di storia, le danno corpo, e per tutta la discesa della ceca, arrivano forti in cuffia o negli altoparlanti le sue urla di fatica.

Ad ogni curva Ester, soprano sugli sci, caccia un grido da paura, un po’ da tennista elegante e un po’ da pugile possente, e a pensarci bene lei, è proprio così. Le mancherà però soltanto l’acuto finale.

Quando parte Lara Gut-Behrami, poi, sembra invece “il giorno della marmotta”.
“Il giorno della marmotta”, film girato quando Lara di anni ne aveva soltanto 2, ma che lo sceneggiatore della discesa di oggi sembrava aver montato sul proiettore. Nella pellicola, un irresistibile Bill Murray si sveglia ogni giorno alle 6 in punto, e ogni giorno è… sempre lo stesso identico giorno. Una sfilza infinita di 2 febbraio.

La gara di Lara sembra un déjà-vu, verde, verde e ancora verde, 5 intertempi di fila, come ieri, più di ieri, sembra che i Mondiali siano soltanto i suoi.
Rosso all’ultimo, però, e terzo posto finale, per una gara comunque straordinaria.

Tra lei e l’oro troviamo, seconda, Kira Weidle, che l’argento non l’aveva vinto mai.
Non alle Olimpiadi, non ai Mondiali dei grandi, né tanto meno in Coppa del Mondo dove si era fermata al massimo a due medaglie di bronzo.

Giorno di San Valentino anticipato, per lei e per noi, che come in un appuntamento al buio abbiamo seguito affascinati la discesa di questa ragazzona tedesca che è giovane, ma non giovanissima, e che curva dopo curva si è organizzata un appuntamento al buio con la storia. E alla fine ha fatto bingo, come il connazionale Baumann giovedì.

In cima a tutti, infine, forse avremmo dovuto dirvelo per prima, vince Corinne Suter, svizzera come Lara, vincente quanto lei e già medagliata in questa edizione dei Mondiali, nel giovedì super gigantissimo.

Per un attimo, ad essere sincero, anche qui parte l’effetto Russian Doll, fortunata serie Netflix che del giorno della marmotta ha fatto un esempio e dovrebbe piacere di più ai giovani, oppure l’effetto Memento o l’effetto Inception; insomma decidete voi, che col tempo che si ripete han giocato in tanti, perché il podio assomiglia molto a qualcosa di già visto, con due svizzere a menar le danze.

Ma la prova di Corinne, nuova campionessa Mondiale di Discesa Libera, merita un giorno tutto suo, ed è “Il giorno della civetta”, capolavoro di Leonardo Sciascia, che nella Sicilia del dopoguerra scrive una storia di passione, di rinascita e di coraggio, che per sua stessa richiesta doveva essere materiale da insegnare a scuola.

Ecco, allora, prendete la sciata perfetta della Corinne di oggi e mandatela a tutte le scuole sci del Mondo: è così che si vince l’oro più importante ragazze, prendete nota.

Suter, prima, Weidle, seconda, Gut-Behrami, terza, loro più altre 28, come i giorni di febbraio, un febbraio Mondiale.
Tutte con una storia propria e un pettorale per raccontarcela.
Ognuna a modo proprio.

Io sono Jacopo Pozzi e a Cortina, oggi, è stato un giorno da ricordare.
One for the ages.

“Il Diario dei Mondiali”: le emozioni e i momenti più belli della giornata raccontati da Jacopo Pozzi, penna di The Owl Post, sui social e sull’app di Cortina 2021. Powered by Telepass.