Giorno di schitarrate ai Mondiali di Cortina 2021, presentati da Telepass, e la parola perfetta per riassumere tutto quello che è successo oggi nel budello senza pietà della pista Vertigine è ROCK&ROLL

La notte del 15 agosto del 1969, nella piena esplosione della stagione dell’amore, che fa bene ricordarlo e che oggi è pure San Valentino, il chitarrista afroamericano Richie Havens, inaugurò il festival del rock più famoso della storia della musica, in quel di Bethel. 

Bethel di cui poi, in realtà, non si ricorda mai nessuno perché quel concerto senza precedenti passerà alla storia come il Festival di Woodstock, vertice inarrivabile di comunione tra l’anima più pura del rock&roll ed il suo nascente pubblico.

Al vecchio Richie Havens, che vecchio lo è oggi, mentre allora era nel pieno delle forze, i presenti, ammassati un po’ ovunque, tra spalti, prati e tende, chiesero talmente insistentemente il bis, che il chitarrista, esaurito ormai il proprio repertorio, si limitò ad improvvisare un assolo infinito, e, a corto di idee, altro non fece che ripetere all’infinito la parola libertà sopra le note delle chitarra.

Oggi quel brano, inventato così su due piedi, è registrato e scaricabile, come tutto in questi giorni, e come ogni cosa che mai abbia toccato il festival di Woodstock vale una miniera d’oro.

Allo sciatore di improvvisare non è concesso, e se c’qualcuno che, siamo certi, oggi vorrebbe davvero che gli concedessero lo spazio per un bis, è il nostro azzurro Dominik Paris, a cui l’ipnosi della pista pista Vertigine, che come un serpente adagiato sulla montagna non ha di certo lesinato colpi di coda improvvisi, è riuscita soltanto a metà.

“Gli ultimi saranno i primi”.

È scritto nella storia, è scritto nella Bibbia, è scritto un poco ovunque e lo usiamo sempre, tutti, per tirarci su di morale di fronte ad un momento no.

Domme, di “ultimo”, nella sua carriera, non ha davvero mai avuto nulla, se non il nome della valle da cui viene, la Val d’Ultimo appunto, e al primo posto invece ci ha abituato molte volte, con la purezza della sua anima rock.

Il suo gruppo preferito, lui che un gruppo di metal pesante ce l’ha per davvero, sono i Pantera, roba, per intenderci, da far tremare le pareti e far scappare i gatti.

Dei Pantera si ricordano molti brani, ma il mio preferito è forse “Hole in the Sky”, una cover dei Black Sabbath, preistoria del rock, in cui il cantante graffia e raschia il fondo della gola, parlando di un buco nel cielo che lo avrebbe presto portato in paradiso.

La gara di Paris oggi ha ricordato proprio quel brano: volumi alti, folla adorante che conosce a memoria le parole e lui giù, dritto in picchiata verso Rumerlo, come se fosse in partenza direttamente ad un cancelletto tra le nubi, alla ricerca della massima pendenza sempre.

Solo quarto alla fine, che quarto è tanta roba, ma diciamo comunque “solo” quarto, perché siamo sicuri che, se potesse, lui tornerebbe volentieri sul palco per provare a regalare un bis.

Al motto “gli ultimi saranno i primi” non ha mai creduto invece il rapper Frankie hi-nrg che nel 1997, in uno dei brani più famosi della storia recente della musica italiana, ebbe a dire che “gli ultimi saranno gli ultimi, se i primi sono irraggiungibili”.

E aveva ragione, perché oggi il primo è rimasto primo, dall’inizio alla fine, senza colpo ferire e con il solo vero brivido di chi l’ha seguito col numero 2.

Vincent Kriechmayr, austriaco, la faccia da rockstar ce l’ha per davvero.

Un po’ “starboy” di The Weeknd, che tutto quel che tocca diventa oro, e un po’ “Born to Run” di Bruce Springsteen; e allora andiamo con il Boss, che sempre di rock&roll stiamo parlando.

A Woodstock Bruce non c’era, troppo giovane, ma lui resta “il rock” lo stesso e come lui Vince è riuscito nell’impresa di tenere alte le note dei suoi accordi dall’inizio alla fine, senza perdere lo spartito e il pentagramma in nessuno dei diversi pezzi che la Vertigine gli ha richiesto di suonare.

Forte in alto, adagio nel mezzo, e fortissimo in fondo, per un tratto finale di pura scorrevolezza nel quale l’austriaco è riuscito con le unghie e con i denti a difendersi dalla rimonta dei califfi della velocità.

Pettorale numero uno, posizione numero uno, sul podio al gradino numero uno e medaglia numero due, per Kriechmayr. Doppietta mondiale, SuperG e poi la discesa, nel giro di poco più di 72 ore, per una sbornia post concerto da raccontare ai nipotini.

Prima di lui solo poche firme da capogiro riuscirono in questa impresa, anzi solo due firme per l’esattezza: Bode Miller, da Easton, e Hermann Mayer, per tutti Herminator, due dinosauri del Rock, l’antico testamento della disciplina, i Beatles e Rolling Stone della nostra amata neve.

Secondo, anche qui sia di pettorale che di posizione finale, è il tedesco Andreas Sander, che di medaglie Mondiali non ne aveva mai vinte, e la cui esibizione di oggi ricorda sinistramente le note di Baumann, secondo a sorpresa nel Super G di giovedì, e quella della Weidle, seconda a sorpresa nella discesa di ieri.

Insomma: all’improvviso è tornato di moda il rock alla tedesca, che non ci aspettavamo di ascoltare e che ci ritroviamo oggi, un po’ stupiti, in cima a tutte le classifiche.

Sander piglia il microfono e, come un novello Klaus Meine, il cantante degli Scorpions, quelli di Wind of Changes, per capirci, ci spara nelle orecchie la sua versione di “Rock you like a hurricane”, capolavoro della band di Hannover, che oggi Andreas ha dedicato alla sua neo-amata Vertigine, bellezza di Cortina.

Alla fine: un centesimo dietro a Kriechmayr.

Un solo misero centesimo, che è talmente poco che non so neppure tirar fuori una metafora decente per provare a descriverlo.

Completa il podio l’inossidabile, immarcescibile, indistruttibile e chi-più-ne-ha-più-ne-metta Beat Feuz, che ricorda un poco Jim Belushi nel Blues Brothers, ma che quando sale sugli sci ribalta il palco già dalle prime note.

Vita spericolata, la sua, una discesa tutta Bollicine, che proprio come il suo alter ego Vasco Rossi sembra quasi dirti con un sorriso sornione: eh già, sono ancora qua.

Terzo a 18 centesimi dal primo, per un interprete che passano gli altri ma nessuno riesce a tirar giù dal palco, pardon dal podio.

Menzioni d’onore, infine, nel grande concerto della Vertigine, anche per Marco Odermatt,  svizzero classe 1997, quarto a pari-merito con Paris, che appena ha tagliato il traguardo ha cacciato un urlo degno quasi di Axl Rose, e per il nostro Christof Innerhofer, che dopo la stecca di giovedì, ci regala un acuto, l’ennesimo della sua carriera, speriamo non l’ultimo.

Si è chiusa così a Cortina la prima settimana dei Mondiali, e oggi il rock&roll l’ha fatta da padrona, ogni artista col suo stile, ognuno con il proprio unico modo di cantare.

Primo Vincent Kriechmayr, austriaco, secondo Andreas Sander, tedesco, terzo Beat Feuz, svizzero.

Marco Odermatt e il nostro Paris, quarti a braccetto.

Io sono Jacopo Pozzi e questo è il diario dei Mondiali, oggi è San Valentino, e abbiamo ricordato con piacere la stagione dell’amore, quella di Woodstock, quella del Rock.

“Il Diario dei Mondiali”: le emozioni e i momenti più belli della giornata raccontati da Jacopo Pozzi, penna di The Owl Post, sui social e sull’app di Cortina 2021. Powered by Telepass.