Martedì ad alto tasso di adrenalina tra le nevi di Cortina, ai Mondiali 2021, presentati da Telepass, con l’assegnazione di altre 6 medaglie mondiali, di cui tre d’oro, per i campioni dello sci giunti sulle Dolomiti da ogni angolo del pianeta, che in un pomeriggio di fuoco sul ghiaccio, anche se le temperature erano quasi primaverili, hanno illuminato la scena e bruciato emozioni.

Ed infatti la parola del giorno è: spaghetti.

Ma come infatti, direte voi.

E infatti sì, perché nulla come gli spaghetti sa raccontare meglio dello spettacolo visto oggi e della sua impareggiabile carica elettrica, che come un segnale morse arriva a intermittenza, tra pause e ripartenze, ma arriva dritto al petto, e arriva eccome.

Al pomodoro, al ragù, alla cantonese o il più classico degli aglio, olio e peperoncino, riponete pure cucchiaio e forchetta, perché l’ora del pasto, quando il parallelo finisce è già passata da un po’.

Non ce ne voglia Alberto Sordi, e se vi è venuta fame pure a voi, allora chiediamo scusa perché, in fondo, come disse il re della risata, non avreste torto a volerci a male: “tu m’hai provocato, io mo ti magno”.

Nulla di tutto questo, però, almeno non fino al prossimo pasto, perché i soli spaghetti di cui davvero potremmo parlare oggi sono gli Spaghetti-Western.

Spaghetti-Western, o anche, meno simpaticamente, Western all’italiana.

Dentro questa definizione, che ha fatto la storia del cinema, rientrano pellicole che da sole valgono quanto una carriera passata dietro alla macchina da presa e che hanno spedito in orbita le quotazioni di nomi che poi sono diventati sinonimo di terra, adrenalina e polvere da sparo.

Sergio Leone e Ennio Morricone, due tra tutti, due su tutti, hanno elevato ad arte la rappresentazione dello stallo all’italiana, della sparatoria densa di pathos, che quasi non si respira, e infarcita, soprattutto, di dialoghi ad effetto sul significato di bene, di male e di tutto quello che ci sta in mezzo.

“Per un pugno di dollari”, “Il buono, il brutto e il cattivo”, “C’era una volta il West”, giusto per capirci; senza questi Spaghetti-Western non avremmo potuto ammirare oggi, lo splatter raffinato e cerebrale di Quentin Tarantino, che Kill Bill, nei titoli di coda, lo dedica proprio a Sergio, il cognome non serve. Oppure il volto rugoso e americanissimo di Clint Eastwood, “The Billion Dollar Man”.

Oggi dunque sparatoria western tra le nevi di Cortina, sotto all’ombra delle Tofane minacciose si sono sfidati maschi e femmine, indiani e cowboy,  per decretare chi avesse il grilletto più veloce del vecchio West.

In “per un pugno di dollari” diceva il vecchio indiano: “quando l’uomo con la pistola incontra l’uomo col fucile, l’uomo con il fucile è un uomo morto”.

E i fucili dal calibro più grosso, però, non si presentano neppure al via, lasciando campo libero a briganti di ogni tipo, che senza gli sceriffi Mikaela Shiffrin, nel femminile, e Alexis Pinturault, nel maschile, annusano tutti l’assalto all’O.K. Corral.

In più, nelle qualificazioni della mattina, un’altra tra le favorite d’obbligo, che con il suo ghigno cattivo sembra davvero perfetta per finire sul classico manifesto “Wanted, dead or alive”, la slovacca Petra Vhlova, sbaglia la run ed esce dal mazzo.

Fuori uno, fuori due e fuori tre, nel Saloon delle Tofane: tutti i 32 pistoleri rimasti in piedi per le sfide del mezzogiorno, che non era proprio mezzogiorno ma fa tanto mezzogiorno di fuoco; sono tutti convinti di poter andare fino in fondo, ognuno con la propria vecchia colt, nascosta nella fondina, nel calzino o nella giarrettiera.

Ne è convinta persino Marta Bassino, che nelle migliori 16 ci è entrata per così dire distrattamente, per il rotto della cuffia e che alla sua buona stella avrà molto di cui ringraziare.

Eccoci dunque alla resa dei conti, uno contro l’altro, una contro l’altra, su e giù dalla montagna con il quad cingolato: chi vince va avanti, chi perde va a casa o torna in albergo, che i Mondiali non sono certo finiti.

Le dita più veloci del West iniziano una lotta fatta di nervi e di riflessi, in cui non si scambia malvolentieri neppure qualche parolina sopra le righe, che fa molto cinema.

Due tracciati, per l’appunto, paralleli, uno a destra e uno a sinistra, uno rosso e l’altro blu, come le matite a doppia punta che alle elementari le maestre usavano per segnare gli errori che scrivevo nei temi. Rosso per le sviste lievi, blu per gli errori da finire dietro alla lavagna.

E anche oggi la storia si ripete, perché il tracciato blu sembra soffrire di più il passaggio degli atleti e discesa dopo discesa si fa sempre più selettivo: se sbagli lì ti becchi l’insufficienza. Punto.

Tiri di schioppo, polvere da sparo, le sfide proseguono una miccia alla volta, e a cadere, perché in ogni singola run qualcuno deve salutare la carovana, si cade per molto meno di un battito di ciglia.

Come il nostro Luca De Aliprandini, che prima elimina uno dei favoriti rimasti in piedi, lo svizzero Marco Odermatt, per un centesimo soltanto, poi nei quarti, contro il tedesco Alexander Schmid, cade, si rialza, si lancia sul traguardo e finisce lo stesso impallinato, per soli 6 centesimi.

Due centesimi qui e due centesimi lì, Sergio Leone sarebbe stato fiero di questa serie interminabile di duelli rusticani, tutti al cardiopalma, che anche se non lasciano feriti, il solo vero delitto è che dovranno prima o poi finire.

In un duello tutto azzurro Marta Bassino elimina Federica Brignone e vola in semifinale, schiena contro schiena, come nell’800, si contano dieci passi e poi via, chi la vince la vince. I cocci sono per chi resta a valle.

Alla fine arrivano in 4 per parte, ed è subito stallo alla messicana, chi sbaglia muore.

Tra gli uomini in finale per l’oro ci arrivano Mathieu Faivre, francese e quel pazzo scatenato di Filip Zubcic, per tutti Zubo, che sembra la reincarnazione di Terence Hill in “lo chiamavano trinità”: bello, spaccone, talentuoso e fiero quanto sono fieri 4 milioni di croati.

Continueranno a chiamarlo Trinità, ma non da oggi, perché a vincere è Faivre, il francese, che è l’ultimo a restare in piedi con la canna ancora fumante, la canna della pistola. Terzo lo svizzero Meillard.

Ma se volete il vero dramma, bussare dalle ragazze. Due centesimi di distacco? Quattro? Sei? Principianti! Perché Marta Bassino elimina prima in semifinale la grande bucaniera Tessa Worley e poi in finale pareggia con la ruspante austriaca Liensberger. un distacco combinato di 0 secondi e 0 centesimi.

Stesso tempo di qua e anche di là, neppure a farlo apposta ci si riesce; tra tutte loro la miglior manche di giornata è comunque sua, ma il pareggio basta a decretarle entrambe campionesse mondiali di parallelo. E brava la nostra Marta.

Oro a Faivre, Bassino e Liensberger, argento a Zubcic, bronzo per Meillard e Tessa Worley.

Giorno di gloria azzurra e di polvere da sparo per un format che ci ha tenuto davvero in punta di divano e che celebra tre ori pazzeschi per Marta,  Katharina e per Mathieu, anche perché, come diceva il maestro Sergio Leone: “il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava.”

Oggi scavano tutti. Tutti tranne loro tre.

“Il Diario dei Mondiali”: le emozioni e i momenti più belli della giornata raccontati da Jacopo Pozzi, penna di The Owl Post, sui social e sull’app di Cortina 2021. Powered by Telepass.