Lo sport rappresenta il sogno che si ha da piccoli.

È gioco, e divertimento.

Per me è sempre stato il modo per sentirmi parte di qualcosa, fosse, questo qualcosa, la natura che mi circondava, o l’amore per la mia famiglia.

Sono le sciate, e i giri in bici con mio fratello, il ricordo più antico e puro che ho, e lo sport ne è la perfetta cornice, con i suoi valori semplici e quindi universali.

 

Nel tempo, per me in particolare, e forse per tutti, lo sport è diventato anche un potente veicolo di comunicazione, capace di contenere e di riflettere la credibilità di un marchio. Capace di dare forza ad un’idea e di darle una platea multiforme e globale.

Così tra le tante emanazioni dello sport in famiglia, è arrivata, per me, l’esperienza in Formula Uno.

Una cavalcata straordinaria, vissuta in punta di frizione, proiettati verso un futuro che è sempre prossimo, da scartare dietro alla prossima curva.

Abbiamo vinto Mondiali, abbiamo scoperto e condiviso con il Mondo il talento di Michael Schumacher, abbiamo vissuto un’epopea straordinaria.

Io, personalmente, guardavo la monoposto con la stessa passione che aveva ognuno dei piloti che giravano per il paddock, forse desideroso di guidarla io, in prima persona, di essere protagonista del giro veloce, ma mi sono imposto, all’epoca, di fare del mio meglio per vivere il tutto come un mestiere.

 

In quegli anni, però, ho anche avuto il privilegio, tra le tante, incredibili, personalità dell’ambiente, di conoscere Ayrton Senna e il suo esempio mi ha lasciato molto, per gli anni a venire.

Per diventare sportivi di alto livello ci si specializza da molto giovani, non ci sono alternative.

Qualcosa, obbligatoriamente, resta fuori dal proprio ecosistema: si fanno rinunce, in cambio di risultati e soddisfazioni.

Si diventa sofisticati in qualcosa di estremamente specifico e questo, può succedere, che venga al prezzo di pezzetti di umanità, di passioni e lati del proprio carattere.

Senna era sufficientemente forte per non doversi assecondare alle abitudini degli altri. In un quotidiano inseguirsi di flash, di giornalisti, di ambienti glamour, lui restava sempre se stesso, con la sua personalità riflessiva, pacata, religiosa.

Umanità e competenza tecnica, convivevano in lui vivevano in un equilibrio perfetto e il contesto non era altro che un semplice contesto, appunto.

Sarebbe stato speciale a prescindere da qualunque lavoro avesse scelto di fare.

 

 

Ecco, oggi, quell’approccio è parte del mio modo di pensare.

Sforzarsi di vedere la traiettoria lunga, quella che si è immaginato e descritto in partenza, anche di fronte al contesto che cambia, cercando appigli nella Storia, quella con la S maiuscola.

Perché i valori e le idee che ti avevano guidato all’inizio sono universali e non devono cambiare.

 

L’Italia è uno dei posti più amati e visitati di tutto il Pianeta.

È il perfetto abbraccio di storia, enogastronomia, e arte, che si riassume, spesso e volentieri, nell’epica dello sport, che ne diventa mezzo e anche fine, identificando vizi e virtù degli atleti azzurri con quelli della sua popolazione.

Siamo una nazione di mancati allenatori, di amatori, di tifosi pronti a saltare sul divano.

La nostra lingua, magnifico manufatto con duemila anni di vita, è una lingua unica, magica. Ed è la sola in cui dicendo “il mio Paese” si può intendere alternativamente un piccolo comune di poche case o l’intera Nazione.

Sembra una fotografia, una nostra fotografia.

Porta quasi a concepire una finalità che appare diversa come invece un obiettivo unitario. È il piccolo che rappresenta il grande, e il grande che si deve prendere cura del piccolo.

Il rilancio dell’economia locale, la ricreazione della coesione sociale, questo contribuisce all’immagine di un popolo intero.

 

Le nostre regioni, le nostre provincie, ogni singola valle è un concentrato di unicità, campanilismi, e peculiarità storiche, che tutte insieme diventano il mosaico di un Paese vivo, e comunicante.

Organizzare grandi eventi, perseguirne gli scopi, anche in contesti complessi, diventa l’occasione di abbassare barriere erette dalla storia e dal tempo.

Sembra poco, ma è la cosa più importante di tutte, soprattutto in questo momento.

Il nostro territorio è una collezione senza fine di posti meravigliosi, di piccoli gioielli lavorati dai secoli. Ma nessuno può vivere unicamente della propria bellezza, bisogna renderli vivi e apprezzabili per 12 mesi all’anno.

Il rilancio economico che passa attraverso i grandi appuntamenti internazionali, oltre ad essere un momento di unità nazionale, è l’occasione di migliorare la qualità dei servizi, e di mettere in piedi infrastruttura funzionali  perfettamente compatibili con le esigenze dello sviluppo ambientale sostenibile.

 

Non è impresa facile, non di questi tempi.

Ma è anche un’occasione importante, per dare dei messaggi positivi, per proiettare l’Italia verso la modernità, costruita sul dialogo incessante e propositivo del grande con il piccolo, del territorio con la burocrazia, e dei cittadini con le istituzioni.

I Mondiali, dei Mondiali così attesi da Cortina e così importanti per tutto il movimento, devono diventare una pietra su cui costruire un percorso lungo, che sappia racchiudere nello stesso orizzonte tutte le anime del nostro Paese.

Che sia esso un piccolo nucleo di case, o l’intera Nazione.

The Owl Post per Cortina 2021