Nonostante i suoi genitori fossero norvegesi, il giovane Roald si sentiva al 100% un gallese.
Era talmente fiero d’essere uno dei sudditi di Sua Maestà la Regina, che quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, decise di arruolarsi nella Royal Air Force, per combattere i nazisti, ovunque essi si annidassero.

Libia, Siria, Libano, Kenya e così via, sempre in picchiata, a bordo del suo caccia. Non è per le doti belliche, però, che il Mondo si ricorda di lui.
Novello Paolo sulla via di Damasco, infatti, Roald, che di cognome faceva Dahl, rimase quasi cieco durante delle esercitazioni ad alta velocità.

Scartato, poi, alla visita medica seguente, mise in atto, per nostra grande fortuna, il piano B: diventare uno scrittore.
Narrativa per bambini, ad essere precisi.
Arte pura, ad esser più precisi ancora.

Perché ha scritto opere capaci di restare per sempre nella mente di grandi e piccini.
Da “La fabbrica di cioccolato”, al grande cult “Sporcelli”, la sua fantasia non conobbe confini e finì col regalare ai posteri, nel 1982, un potente manifesto ideologico: “Il Grande Gigante Gentile”.

Il GGG, così amava essere chiamato, è diventato negli anni una delle fonti più autorevoli per chi cerca citazioni raffinate a cui guardare quando, nella vita, qualcosa ci appare troppo difficile o troppo complicato.
“Un sogno non ha bisogno di niente. Se è un buon sogno aspetterà pazientemente che lo si liberi perché possa fare il suo lavoro. Se è un sogno cattivo, farà di tutto per cercare di scappare”.

Ecco, il superG, o Super Gigante, è esattamente come il GGG.
È nato negli anni ’80, ma si porta appresso un sapere antico, figlio di quel che c’è stato prima di lui.
È elegante, pieno di complessità, ma anche potente, e se sbagli a calibrare qualche cosa rischi di perderne il controllo.
Ed infine è saggio, perché solo chi sa mettere insieme l’istinto della linea e la forza della pendenza può padroneggiare appieno la disciplina.

La prima Coppa del mondo di superG, con la relativa sfera di cristallo, venne assegnata solo nel 1986, molto dopo l’istituzione del Circo Bianco e a 30 anni esatti dalle Olimpiadi di Cortina 1956.
Nelle stagioni immediatamente precedenti, di questa nuova disciplina, s’erano fissati un paio di appuntamenti qua e là, ma senza troppa convinzione. Poi, infine, e finalmente, si decise di salire fino a 6 gare e di prevedere così una Coppa ad hoc.

In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo.
Lo sapevano già i latini, e se lo sapevano loro, allora lo sanno tutti quanti, perché l’Europa intera, per un periodo, parlò la lingua dei Cesari.
Il superG e la virtù che sta nel mezzo, dunque.
Perché?
Si voleva da un lato ammansire i picchi di quei pazzi dei discesisti ed offrir loro l’occasione di competere per la Coppa, quella generale, che finiva sempre, o quasi, nelle mani degli specialisti delle discipline tecniche.
Di contro, si offriva proprio a quest’ultimi un passaggio intermedio con cui approcciarsi alla velocità pura dei discesisti.
Più roba per tutti, insomma.
Non stupisce quindi che l’albo d’oro della Coppa del mondo di superG sia infarcito di eleganti equilibristi. Campioni e campionesse capaci di trovare il giusto ritmo, che unisce forza ed eleganza sotto al minimo comune denominatore della consistenza.

Pirmin Zurbriggen, per esempio, fece della consistenza uno stile di vita. Svizzero, anzi svizzerissimo, per via del ciuffo biondo, degli occhi azzurri e della sua imponente mascella squadrata. Zurbriggen è stato uno dei dominatori dell’ultimo quarto del secolo scorso, nel quale si è portato a casa la bellezza di 4 Coppe di classifica generale. Nessuna più dolce, forse, di quella del 1988, quando, per soli 29 punti, piegò le resistenze del nostro Albertone nazionale, che mai, immaginiamo, avrebbe pensato di dover aspettare il 1995 per avere il suo momento. Una vittoria, all’epoca, valeva 25 punti e non 100 come oggi, ma quello restò lo stesso un dispiacere per Tomba.
Pirmin comunque era un metronomo. Preciso, veloce, tecnico, ma con doti di scorrevolezza. In una parola: polivalente. Il Super Gigante divenne un naturale territorio di caccia ed infatti, forte anche della paura impressa dal suo caratteristico caschetto in total black, collezionò ben 4 titoli.
Ne fu il primo grande interprete, e dei suoi 83 podi complessivi in carriera, nessun’altra specialità può dire di avergliene portati quanti il superG, con 23. A voler essere precisi Pirmin Zurbriggen non fu proprio il primo-primo-primo. Perché quel titolo spetta ad un bavarese della Germania dell’Ovest, tale Markus Wasmeier, che si aggiudicò la sfera di cristallo numero 1, nell’inverno del 1986.
Fece giusto in tempo a comparire su un francobollo celebrativo paraguaiano del 1988, prima di un lungo digiuno. È meglio non interrogarsi sul triangolo amoroso tra i sudamericani, i francobolli e lo sci, perché qualunque sciatore degli anni ’80 o ’90 che si rispetti, è finito affrancato su una qualche lettera in Paraguay. In ogni caso Markus, si presentò da favorito anche al cancelletto del superG dei Giochi di Calgary 1988 ed inforcò dopo un paio di porte, una vera rarità statistica. Si sarebbe vendicato solo 6 anni dopo, a Lillehammer, dove aggiunse all’oro olimpico di specialità anche quello in slalom gigante.

Mentre il settore maschile celebrava il Regno di Zurbriggen, nel superG femminile invece si assisteva al dominio di una francese sorprendente, Carole Merle. Un metro e sessanta per meno di sessanta chili. Minuta, minutissima, eppure capace di trovare in quella nuova specialità la dimensione perfetta per la propria sciata esplosiva e piena di istinti.

Capelli ricci e selvaggi, da star della musica disco, occhi affusolati e sempre con una sottilissima riga di occhiaie per contorno, Carole è stata la specialista per eccellenza, e ha raccolto 4 successi consecutivi a cavallo tra gli ’80 e i ’90.

Da lì in avanti, la faccenda si fa complessa, almeno in campo maschile.
In campo maschile, perché in quello femminile Carole cedette lo scettro ad una nuova tiranna, la tedesca Katja Seizinger, che ne vinse 4 di fila pure lei, ma che aveva il difetto d’esser noiosa, perché vinceva sempre, non soltanto in superG.
Tra gli uomini, invece, digerita la novità, furono in molti i campioni che si scoprirono adatti alla nuova disciplina e l’albo d’oro dei primi anni ’90 sembra una collezione di figurine rare.
Paul, detto Pauli, Accola, Svizzero di Davos.
Luc Alphand, un francese talmente amante della velocità che quando smise di sciare finì alla guida di una macchina da rally. Uno da Parigi-Dakar, per intenderci.
Poi Kjetil André Aamodt e anche l’unico italiano prima di Domme Paris a vincere: Peter Runggaldier, anno domini 1995, vendemmia straordinaria per il Belpaese se è vero che Tomba ne vinse addirittura 3, di Coppe, e che il Ghedo arrivò secondo in discesa.

Eppure, nonostante questi grandi nomi, e un’altrettanto impressionante pioggia di stelle in campo femminile, tornarono presto di gran moda le dinastie.
Dagli 8 titoli in 10 anni degli Attacking Vikings, la squadra norvegese che tra Svindal (4 più uno vinto prima), Jansrud (3) e Kilde (1) ha spadroneggiato la disciplina in lungo e in largo dal 2009 in avanti.

Fino alle 4 Coppe consecutive, 5 in totale, di sua maestà Lindsey Vonn, della quale si parla anche quando non si avrebbe in programma di farlo, tale è la sua classe e l’importanza del suo ruolo nella Storia di questo sport.

Ma se c’è una Coppa di specialità ed uno specialista che meritano di concludere il nostro racconto, questi è il vincitore del stagione 2003/2004.

Inverno inoltrato, le hit musicali del momento sono “Yeah” di Usher e “Dragostea Din Tei” di Haiducii, e quale delle due fosse la tua preferita determinava, almeno parzialmente, a quale gruppo sociale tu appartenessi al momento.

Al via della stagione c’era anche un ex-giovane virgulto, di anni 31, che i medici in confidenza chiamavano “il miracolato” e che soli pochi mesi prima aveva rischiato l’amputazione di una gamba.
Hermann Maier era eccitato come un esordiente ma sul suo camino, a Salisburgo, facevano già bella mostra di loro: 2 ori olimpici, 3 sfere di cristallo della generale, 4 di superG, 3 di Gigante e 2 di discesa.

Il soprannome ufficiale dell’austriaco era Herminator, per citare la saga di Hollywodiana memoria. A reggere il paragone con Arnold Schwarzenegger ci pensavano non soltanto i muscoli di Hermann, ma anche i suoi lineamenti, che sembravano esattamente quelli di un eroe di un film d’azione.

Nel 2001, mentre era all’apice della sua carriera, Maier è stato investito dall’auto di un turista tedesco che, con una manovra non consentita, ha travolto lui e la sua moto.
Sette ore di intervento, un trapianto di pelle e la concreta possibilità di perdere un arto, relegarono la carriera di uno dei più iconici sciatori di sempre nel retrobottega del cervello.

Un pensiero lontano, coperto di neve. Al quale guardare unicamente come ispirazione mentre si cerca di scalare di nuovo la vetta della normalità. Camminare già sarebbe stato un successo.

Ma se il tuo intellettuale di riferimento è Terminator, ne hanno scritti e diretti 6 (più uno in uscita a breve) quindi scegliete voi quale, dev’essere difficile accettare di mollare.
In un’analogia cosmica di riallineamento planetario, nella stagione 2003/2004 i Super Giganti furono esattamente altrettanti. Sette.

Hermann non scese mai dal podio, arrivando, nell’ordine: primo, secondo, terzo, secondo, primo, terzo, primo.
580 punti, quasi doppiato il secondo classificato, l’americano Daron Rahlves. Quell’anno vinse anche la sua ultima Coppa del Mondo generale, chiudendo il cerchio di una carriera incredibile.

Il Super Gigante è un territorio unico, dove per eccellere occorre trovare il giusto punto d’equilibrio tra la follia e la tecnica.

In molti prendono paura di fronte ad esso, ma se gli si parla con dolcezza è un attimo che si cheti e diventi un GGG.

 

Francobolli Paraguaiani

Francobolli Paraguaiani

 

Markus Wasmeier

Albertone

Pirmin Zurbriggen

 

 

The Owl Post per Cortina 2021

Gallery

Fondazione Cortina 2021
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Fondazione Cortina 2021 - Carole Merle (FRA) Morzine 1993
Garmisch/Partenkirchen, Germania, febbraio 1983.
Fondazione Cortina 2021 - MAIER HERMANN
Fondazione Cortina 2021 - Kjetil Jansrud 2014
Fondazione Cortina 2021 - Luc Alphand (FRA). Kitzbuhel 1985.
Fondazione Cortina 2021 - Andre Aamodt 2002
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Fondazione Cortina 2021 - LindseyVonn(USA),KjetilJansrud(NOR)
Fondazione Cortina 2021 - Aksel Lund Svindal
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